venerdì 3 gennaio 2014

Brigitte e il tempo perduto

In memoria di un'amica

Giorni si susseguono uguali
appestati oblii tramutano il tuo tempo
sul tuo volto c'e' ancora la luce
ancora la voglia di comprendere
di capire
di compatire
poi,
stanca di soffrire, ti offrivi alla Felicità.


Cara Brigitte,
ora hai tutto il tempo, la Luce è tua compagna...so che  qualcosa ti ha strappata all'improvviso mentre stavi pregando.
So che lo facevi per tutti noi: ricordo le tue paroline dolci quando Mammolina stava morendo, ma non dicevi a nessuno che tu stavi morendo..quello non volevi dirlo..
Ti ho sentita a settembre, ma non riuscimmo ad accordarci, i tanti impegni al rifugio e tu , già tanto sofferente...mi dicevi "Mirina, ho tanto bisogno di sentirti", ma poi ci si perdeva, non ricevevo mai le tue richieste e tu, bimba mia, mi dicevi che non sapevi usare bene internet...
Il tempo è passato, sono abituata a considerare che chi non insiste... non ha bisogno, ma tu avevi più bisogno di altri o forse io avevo bisogno di te, cara amica.
Sono io ora a dolermi di non averti conosciuta meglio, cara stellina del cielo.
Sento la tua presenza vicina e quanto sia dolce la tua anima:
volevo dirti che  prega per te anche la cara Carolina, che mi ha avvisato della tua scomparsa e tutti i miei utenti e amici pregheranno vicini per te, anima bella...angioletto del cielo...

Chi può farlo, con le sue parole, può unirsi a noi per pregare per la cara Brigitte, scomparsa prematuramente venerdì scorso, vi aspetto alle 22, in Pace e Luce

giovedì 2 gennaio 2014

Due storie allo specchio

Martina e Lino, una storia di fede e amore, un regalo di Mirina per questo nuovo anno.


"Specchio d'amore"  di Mirina Donnini

Le mani solerti di sua sorella le si stringevano sulle spalle, accostandole il paletot che aveva infilato svogliatamente uscendo di casa: un'altra visita , un altro verdetto dei medici, ma finora erano riusciti solo a confermare la diagnosi: sarebbe rimasta cieca..avrebbero potuto rallentare, lenire i dolori terribili che la tormentavano quando gli accessi del male si presentavano...ma sarebbe venuto il giorno in cui non sarebbe riuscita  più a distinguere neanche le sue mani...ed ora sentiva su di se quelle della sorella, che trattenevano il suo cappotto, che la sostenevano con autorità severa. 
Un tempo era stata lei la sorella maggiore, quella che confortava e si prendeva cura degli altri e si indispettiva quando la minore si atteggiava a saputella, tanto più piccola di lei, nata dopo 10 anni di matrimonio dei suoi genitori....Martina era la maggiore, aveva 30 anni e sua sorella 20, una ragazza moderna, innamorata della  moda e del divertimento con gli amici, ma  ora era quasi innervosita dalla sua malattia.
Martina si scosse all'improvviso da quell'abbraccio indesiderato, quando dalla porta d'ingresso avvertì uno scodinzolare ansante...era Lino, il suo cagnolino...adorato Lino..poco ci mancava che la facesse cadere per l'ansia di salutarla..ora  che non gli era più permesso di sostare nella stanza della padroncina, non appena la sentiva sopraggiungere era preso da un accesso di contentezza e saltava e abbaiava felice:
"Buono Lino, buono, dopo Elena ti porterà a passeggio", mentre diceva queste parole poteva indovinare la smorfia sulle labbra di sua sorella..: non aveva mai amato i cani e Lino...era per lei solo un sacchetto di pulci per il quale erano stati spesi fior di quattrini. Non che fosse cattiva, era previdente, come diceva lei, ma Martina non se l'era mai bevuta e pur volendole bene sapeva di non poter contare su di lei come alleata, sicuramente non nel correre in soccorso agli animali. 
Poi ci fu quella volta, poco tempo prima, quando la ascoltò  mentre sopraggiungeva dinanzi ad una porta socchiusa, l'aveva  sentita lamentarsi : "Martina è  sempre stata munifica con queste bestiacce: potrebbe almeno limitarsi a portarli ad un canile,invece li ospita, gli cerca una nuova famiglia, li cura..poi magari non ha denari per andare dal parrucchiere e sperpera con loro tutto quello che guadagna...".
Quando l'aveva sentita parlare così il suo cuore aveva avuto un tonfo....si occupava di loro sì, aveva rinunciato a cose che considerava inutili e fatto quel che poteva per gli animali, ma senza chiedere l'aiuto di nessuno e  si sforzò di reprimere le lacrime. La malattia non si era ancora manifestata con tutta la sua violenza,  ma l'avevano avvisata che non avrebbe dovuto piangere, qualsiasi sforzo sarebbe stato pericolosissimo nelle sue condizioni e lei degludì il dolore.
Ma poi erano venute le lunghe notti in cui le ulcere si aprivano e Martina sentiva mille spilli infuocati trapassarle gli occhi, il dolore acuto, l'emergenza, i medici...Lino fu scortato in giardino e lì era rimasto per tanto tempo.Sua madre, concorde con sua sorella Elena, riteneva che la  presenza di un cane avrebbe contaminato l'ambiente e che lei, Martina, doveva osservare la massima igiene.
Era troppo debole e aveva detto di sì, ma cercava di chiamarlo a se  attraverso i vetri della finestra..che le apparivano sempre più offuscati... si chiedeva che male potesse farle averlo ancora sul suo letto, giocarci come avevano sempre fatto, stringerlo a se come un tempo.
Così la sera, al ritorno dalla visita medica, aveva atteso che madre e sorella fossero andate a dormire ed aveva disceso piano la scala di legno che portava dabbasso.
Silenziosamente si era accostata alla porta d'ingresso e si era sorpresa di trovarlo  lì dietro, come se l'avesse udita chiamarlo.
Aveva sempre saputo che tra loro c'era un contatto che andava al di là delle parole, una capacità di Lino di indovinare i suoi stati d'animo e di sopraggiungere proprio quando lei lo stava pensando.
Sin da quando lo aveva raccolto in strada, che vagava solo, l'aveva seguita fiducioso e non si erano più separati...Lino, un cagnolino di taglia medio piccola, di 10 chili scarsi, col pelo fulvo e ricciuto  e il nasino marrone e rosa, il veterinario che l'aveva rassicurata sulla  salute del cagnolino, aveva sentenziato: "credo che sarà di buona compagnia".  Ma era stato molto di più: l'affetto di Lino l'aveva di fatto sostenuta quando all'improvviso era morto suo padre, per un attacco di cuore e lei era piombata nel tunnel della depressione.  Lino era sempre stato lì accanto a lei e un giorno l'aveva condotta piano, piano fino al giardino, aveva aspirato con lei l'odore della primavera e le aveva posato il capino sul cuore, proprio lì dove faceva male...quanta tenerezza silenziosa avevano condiviso...
Ecco perché quella notte lo voleva ancora abbracciare, a dispetto dei medici, delle cure e della sua famiglia zelante.Lo fece salire silenziosamente nella sua camera, ridendo di piacere alla gioia evidente del cagnolino e anche lei, dopo tanto tempo e tanto dolore patito, scopriva di poter sorridere ancora.
Quando furono in camera, Lino non saltò sul letto come era solito fare, ma si accucciò accanto alle sue pantofole, attendeva, sembrava capire che lei era debole, che qualche cosa era cambiato nella sua piccola amica.Lei gli sorrise e disse solo: "Vieni qui", il piccolo saltò su e si accoccolò tra le braccia della sua "mamma" umana e... si addormentarono felici, abbracciati fino al mattino.
Quella notte  non ebbe dolori e dimenticò tutti i suoi crucci.
Era giorno fatto quando Martina si svegliò, la luce entrava dalle finestre e  lei rabbrividì sentendo i passi della madre avvicinarsi , mentre Lino ringhiò un poco all'irrompere di questa nella stanza:
"Eccolo qui" disse  quasi urlando l'anziana signora aprendo la porta: "possibile che tu sia così irresponsabile, Martina?!
Per fortuna  tua sorella ha preso provvedimenti, saluta il tuo cagnolino perché è venuto a prenderlo l'addetto del canile".
Martina intanto era scesa dal letto e cercava con la mano la vestaglia,tastando attorno alle coperte, era tutto così opaco con il sole, non aveva ancora indossato gli occhiali con cui si difendeva dai raggi. Lino però era scappato sotto il letto, quasi presago di quel che stava per accadere e Martina lo aveva cercato, pregandolo di venire da lei..intanto chiedeva a  sua madre di che stesse parlando e che storia fosse quella..
Nel frattempo era entrata sua sorella e le aveva spiegato che era necessario "almeno per un periodo",che con sua madre non potevano più accudirlo, mentre lei, Martina, doveva pensare a curarsi e che comunque  non voleva sentire altre storie...
E allora era accaduto tutto..Martina aveva inteso solo uno scalpiccio, la madre e la sorella avavano cercato di trattenere Lino, lui si era difeso mordendo e scappando via e  ora sua madre gemeva e lo malediceva, la sorella lo aveva seguito nella sua fuga al piano di sotto e la sentiva gridare: "Vieni qui cagnaccio ringhioso!"
 Intanto, dalla porta d'ingresso aperta, s'udiva provenire la voce stentorea di un uomo: "Stia tranquilla signora,lo prendiamo noi, pensiamo a tutto noi, poi ci sono i documenti da firmare..."
No, non era possibile, pensava Martina, non stava accadendo davvero...tutto questo era mostruoso, la gola le doleva e le lacrime le tremavano sulle ciglia, aveva urlato, lo aveva chiamato, ma Lino aveva imboccato la porta principale ed era corso in strada, liberandosi dalla stretta di Elena e oltrepassando l'acclappiacani...
 Martina intanto stava scendendo  in vestaglia, sorreggendosi al corrimano della scala ma continuava a chiamarlo: "Lino, Lino!!"
Poi  ci fu una pausa e un solo pensiero era nella testa.
"Lino è corso in strada da solo"
Il cuore prese a batterle forte, qualcosa si aprì in un attimo e risucchiò tutta la sua forza e i suoi pensieri in un vortice, quei momenti in cui la percezione di amplia e puoi vedere il tuo futiro prima che si compia...
  Fu allora che sentì un tonfo sordo.
Uno schianto,rumore di freni..tutt'assieme.
Poi un unico guaito lungo : l'urlo di dolore di Lino.
Un gelo improvviso la investì. Si tirò avanti, le sembrava di essere un automa, strappandosi dalla stretta dei familiari che la trattenevano, uscì in strada e corse da Lino...
Delle macchine erano ferme in smezzo alla strada, gente che la tratteneva:
" Non c'e' niente da fare" le dicevano" vieni via..."
Lino giaceva in una pozza di sangue e lei si era inginocchiata accanto a lui :"Portatelo da  un veterinario.è vivo, è ancora vivo", pregava stravolta ...

 L'addetto del canile fece il suo lavoro, sollevò il cagnolino oramai morente e lo portò via.

Da quel giorno le condizioni di Martina come previsto si aggravarono, perse la voglia di vivere e di mangiare, si ammalò di depressione, non volle più accanto i parenti, la vista peggiorò e doveva usare mille precauzioni per potersi vestire, lavare e occuparsi di se e dovette accettare l'aiuto di un'infermiera.
Ma i costi erano altissimi e fu deciso di ricoverare Martina in una struttura specializzata.
Oramai era quasi un vegetale, non le importava nulla.Non vedeva nulla o almeno solo delle ombre e l'incubo del dolore agli occhi la tormentava, ma c'era una pena più grande, la fine di Lino.
All'ospedale fece nuove conoscenze, i medici e gli infermieri erano gentili e la storia della giovane degente era passata di bocca in bocca.Tutti le si rivolgevano con premura e un giorno le fu annunciato che sarebbe stata inserita nelle sessioni di  pet terapy. Lei non voleva saperne, il medico però cercava di stimolarla: "Non si lasci andare, lei è così giovane e la vita non è finita, Martina, esiste poi un'operazione che ha dato buoni risultati in casi come il suo", ma lei non voleva nessuna terapia, ma sopratutto non voleva  nessun animale: tutti le avrebbero ricordato Lino, lei non aveva saputo proteggerlo, lei era indegna di vivere.
Così , quando la condussero sulla sedia a rotelle nel giardino della clinica, era mal disposta, aveva risposto male all'infermiere e ora non vedeva l'ora che la riportassero in camera sua.
Intorno a  lei i malati scherzavano con dei cagnolini, alcuni erano seduti a terra e  accarezzavano altri piccoli allegri batuffolini, ma lei vedeva pochissimo e indossava solidi occhiali avvolgenti atti a non far penetrare vento e polvere...
In quel momento  sentì avvicinarsi a lei uno di quei piccoli impegnati nella terapia agli umani ed ebbe un moto di repulsione, ritraendo le mani in grembo.
Allora accadde qualcosa che ancora oggi ricordano in quella clinica e che spesso gli infermieri e i medici avrebbero raccontato negli anni a venire : il cagnetto si alzò sulle zampine posteriori  e allungò il musetto sul grembo della ragazza, appoggiò il capino  sulle sue ginocchia  e  le leccò le mani.
"Qualcuno porti via questa bestia" urlò lei e subito la volontaria della pet terapy la raggiunse, scusandosi : "Abbia pazienza" le diceva allontanando il cagnolino, "non l'ha mai fatto con nessuno, è buonissimo, sa, è un cagnetto non vedente, ma sa stare tanto bene con le persone....da quando ha avuto un incidente in cui è stato per morire  ha perso la vista, ma è così in gamba che è stato impiegato nel programma di pet terapy del canile".
Dapprima Martina non aveva capito, le parole non le aveva ascoltate, ma poi risuonarono dentro di lei :"dopo un incidente ha perso la vista" e poi aveva sentito quel capino ricciuto tra le mani, quella tenerezza le ricordava....
"Lino!!!" aveva gridato straziata, alzandosi dalla sedia e il piccolo subito le era balzato accanto , lei allora l'aveva sollevato e portato in braccio, aveva pianto, tante lacrime, tra gli uggiolii e i baci di Lino: lui l'aveva ritrovata, lui aveva avuto fede:
"Lino sei proprio tu? Amore mio..sei tu? Ora nessuno ci potrà più separare, ora guariremo insieme"

E chi assistette a quella scena giura davvero che quelle lacrime avevano iniziato a guarire entrambe, tanto che,  pochi mesi dopo, Martina e Lino lasciarono  assieme da quella clinica per andare incontro ad  una nuova splendida vita, entrambe con la speranza e l'amore nel cuore.

Dedico questa storia a chi sia stato deluso dagli umani, a chi voglia costruire un nuovo mondo e non sappia ancora che può farcela.


venerdì 27 dicembre 2013

Una tecnica per armonizzare

Questa sera alle 22 pregheremo per Mirina e per il suo lavoro  con noi assistiti: ti aspetto Mirina e pubblico le tue parole che ho letto sul tuo sito, con la speranza di vederti presto di ritorno tra noi del blog!

"Voi potete ottenere ricchezza,felicità e gioia nella vostra vita solo imparando a liberare il potere del vostro spirito"
Quante volte avete ascoltato queste parole, senza riuscire a raggiungere lo stato di benessere che vi prefiggevate?

Quel che dovete comprendere è che tutto il benessere ed il malessere è proprio dentro di voi e che conoscendo gli elementi che vi rallentano, sarete in grado di neutralizzarli e scegliere ogni volta il pensiero e l'azione più soddisfacenti ed idonei.

Non dovete acquisire questo potere perché lo possedete già, indubbiamente dovete imparare a servirvene e nel far questo spesso sarete ostacolati da una serie di freni,attivati in modo più o meno cosciente.

E' da questa premessa che è nata un'opportunità a vantaggio dei miei assistiti attraverso la tecnica di armonizzazione,
  che si propone di disvelare la conoscenza formale delle nostre resistenze.
D'altro canto, i  nostri pensieri , le emozioni, lo stress possono essere  causa del ristagno dell'energia nei chakra e nei corpi eterici, emozionali, mentali, influenzando negativamente il vivere quotidiano.
Attraverso questa tecnica entrerete in contatto con queste anomalie energetiche e potrete apprendere come disintegrarle e come riattivare i vostri scudi spirituali."

sabato 21 dicembre 2013

La Meditazione ispirata dagli Angeli

In attesa del ritorno di Mirina, vi propongo uno dei suoi scritti sulla meditazione.


La mia Meditazione  deriva da una pratica  appresa nel contesto del Buddhismo Tibetano ed induista, attraverso studi e corsi specifici e prima ancora dai rudimenti tecnici del rilassamento autogeno.
La mia esperienza come Maestra Reiki mi ha insegnato che anche  anteporre una meditazione ad ogni sessione, portava grandi risultati  nelle applicazioni successive  di altre tecniche di rilassamento.
La mia meditazione  non può però essere ricondotta a nessuna delle tradizionali forme di concentrazione mentale, anche se rafforzata e perfezionata con l'aiuto dell'insegnamento del  sacerdote cattolico Padre Mariano Ballester, che si riferiva ad essa come "Preghiera Profonda".
La validità della Meditazione Magica mensile è nella sua duttilità nel proporsi idonea per tutti: per ottenere serenità, per dormire meglio, per avere concentrazione durante la giornata, per controllare gli stati di indecisione o indolenza della mente, nonchè produrre sensazioni positive e alla lunga grandi cambiamenti a livello più profondo, conducendo all'introspezione profonda ed allo sviluppo delle siddhi(facoltà superiori).

L'indiscussa validità del mezzo meditativo per produrre miglioramenti dell'aspetto fisico e psichico delle persone è oramai accettata in senso generale: in particolare la meditazione magica è un viaggio a cui ci accingiamo insieme, consci dell'importanza di considerare la percezione della vita come la vita stessa e quindi, lavorando con le immagini proposte, andremo a migliorare il rapporto con noi stessi e con il mondo.
La Meditazione Magica è proposta con cadenza mensile e consta di un supporto sonoro e di uno cartaceo, oltre al conforto di insegnante olistica , cui potrete sempre chiedere in rapporto ai vostri dubbi e perplessità nella pratica.
Ogni mese troverete nuovi stimoli ed una meditazione completamente nuova.
A chi sarà costante e si imporrà di eseguire al minimo una sessione al giorno, la Meditazione Magica porterà benefici anche maggiori di quelli descritti.

www.insegnanteolistica.jimdo.com

venerdì 20 dicembre 2013

PREGHIERA PER MIRINA

"A cura del webmaster"

Cari amici del blog, come molti di voi aspetto con ansia le 22,00 del venerdì per unirmi spiritualmente in preghiera con voi e Mirina.

Come sicuramente già saprete è accaduto un grave incidente al rifugio, dove un volontario è stato morso da un cane.
A seguito del ricovero è partita d'ufficio la denuncia.
Questa situazione sta logorando non poco la nostra cara Mirina, che da sola (con l'aiuto saltuario di qualche anima buona) si è dedicata anima e corpo al piccolo rifugio per cagnolini e gattini abbandonati.
In questi anni, moltissimi cuccioli hanno beneficiato del calore di una casa e di tutto l'amore che Mirina sa donare loro.
Purtroppo quando intervengono certi poteri forti, i problemi si moltiplicano e qualche volta sembra  di avere a che fare con persone che traggono piacere dalla sofferenza altrui.

In questa grande battaglia, prego gli Angeli e tutte le Potenze Celesti, perché accorrano in aiuto di Mirina e di tutti i piccoli quattro zampe che in quel rifugio vivono felici ed in pace.
All'avvicinarsi delle feste Natalizie, periodo in cui tutti dicono di essere più buoni, io prego affinchè la bontà trionfi sull'ignoranza sterile di certe regole scritte su fogli di carta ingiallita dal tempo.

Questa sera non ci sarà il post della nostra cara amica Mirina, ma vi chiedo con il cuore in mano di unirvi a me nella preghiera per chiedere insieme che si risolva tutto per il meglio e che il rifugio che tanto bene ha fatto negli anni, possa continuare ad aiutare i piccolini in difficoltà.
Noi tutti che apprezziamo e stimiamo Mirina, uniamoci questa sera alle 22,00 per pregare, affinchè gli Angeli del Natale veglino su di lei e su tutti i piccoli che ignari del pericolo della cattiveria umana che potrebbero rischiare la deportazione e la privazione da ogni genere di affetto,


(come direbbe Mirina) vi aspetto in Pace e Luce

venerdì 13 dicembre 2013

Un dramma al rifugio di Mirina

Possiamo ancora conquistare il futuro?

Quanto spesso abbiamo sentito pronunciare questa parola? Alla tv senz'altro ma anche  dai genitori quando eravamo ragazzi svogliati e volevano spronarci alla conquista del nostro mondo.
Conquistare il futuro voleva dire migliorare, evolvere, crescere bene e creare una famiglia, contribuire al futuro del nostro popolo, in saggezza e bellezza.
Cosa è rimasto dei nostri sogni?
Si sono disfatti come carta pesta bagnata o qualcosa di loro è rimasto tra le tasche logore di un sistema che non riconosce i suoi cittadini se non come figli di un dio minore?

Il volontario ferito  dal maremmano

Mentre aspettavo nella corsia d'ospedale d'essere ammessa a visitare Rolando(il volontario vittima dell'aggressione al rifugio), mi sono messa a pensare a tutto quello che era stato parte dei nostri sogni, la realtà di un mondo che partiva come un razzo per nuovi pianeti, che  professava la Verità, che predicava le grandi opportunità del vivere moderno.
Dov'è andato tutto questo?
Vedo passare davanti a me gente in attesa all'ospedale, malati con le stampelle che si affollano alla reception..."Deve andare all'altro reparto", "Ma ho le stampelle.." replica l'anziano e quell'altro: "allora la prossima volta ci venga accompagnato, adesso vedo di trovarle una barella"..
Vedo che quell'anziano non voleva essere portato in barella, voleva solo ascolto e comprensione.
Ma spalanca gli occhi e poi li socchiude lentamente.
Diverremo anche noi così?
Accetteremo tutto, stanchi di troppe lotte?
I  nostri figli sono stanchi della nostra storia di padri e madri oberati di lavoro, tra scadenze del mutuo ed escalation di vario genere?

L'ansia di aver sbagliato tutto

L'ansia del futuro li assale fin da bambini, quando si chiudono nelle loro camerette e poco più che adolescenti ne escono a malapena per mangiare e andare a scuola.Una scuola dove non si riconoscono, dove nessuno riesce ad accendere i loro sogni.
Internet diventa un'opportunità di scambio e di polemica, di partecipazione e di contatto.
Sempre più chiusi in un alveo oscuro, nascosti o resi presentabili all'occhio misogino delle web cam.
Le bimbe detestano gli attributi femminili, si calano sempre più in jeans anoressici, divorziando dal cibo e rivendicando la loro maturità emozionale attraverso questa protesta veemente.
Altri fagocitano schifezze e ingrassano a dismisura..cercando di ingoiare il dolore e la frustrazione di un'epoca senza ideali.
Madri e padri impegnati in chat fantasma, con altri fantasmi abulici a chiedersi cosa fare, se sferrare attacchi fratricidi o rimestare tutti nello stesso paiolo la vecchia polenta.
Ed io, che con il rifugio dei cani abbandonati credevo di aver conquistato una fetta di mondo felice, con il b&b in cui accogliere utenti e villeggianti alla ricerca di serenità...ho proprio sbagliato tutto?

Il rifugio dovrà chiudere

Vedo passare di fronte a me le infermiere, è il mio turno mi dicono, posso vedere il ragazzo aggredito dal cane del mio rifugio.
E' in una saletta illuminata dalle luci al neon(mi hanno sempre dato fastidio, sembra di essere nell'anticamera della morgue), mi tende il braccio infasciato e scoppia a piangere.
Lo ascolto singhiozzare.
Non voleva denunciare il rifugio, è accaduto d'ufficio, per via delle lesioni. Balbetta appena...
Accenno di sì col capo, lentamente accolgo la sua mano nella mia.
E' una mano delicata, di  ragazzo che ha appena lasciato i vent'anni e che ha dimenticato presto gli agi della sua condizione di studente, lavorando duramente in fabbrica, poi, da poco tempo, si era preso cura di Leone il maremmano mordace, aiutandomi con quest' ultimo accolto al rifugio.
Non dico nulla, lui continua, mi vuole raccontare di quel giorno, in cui lo trovai in un lago di sangue e gli avvolsi il braccio in un lenzuolo, correndo così al pronto soccorso.
"Cos'e' accaduto?"gridavo, superando l'abbaiare concitato dei cani intorno a noi.
"Non lo so, non lo so..mi ha aggredito all'improvviso.." ma quasi urlava di dolore, il viso contratto...
guardavo poi Leone, il maremmano killer, tranquillo nel suo recinto..."forse è pazzo?" mi son detta.."che abbia la sindrome di Jekyll e Hide?"
Tutte le mie certezze e conoscenze sugli animali cedevano di fronte all'evidenza del disastro, di cui ero responsabile per essermi fidata di un cane già ritenuto mordace.
Avevo fatto indagini, avevo sentito le opinioni degli educatori e ognuno aveva detto la sua e ne avevano dedotto: "cane adottabile in una situazione di controllo".
Ma il controllo era mancato:  avevo sbagliato, troppo rincuorata dalla sua presenza tranquilla di cane mansueto, soddisfatta dal suo smettere il ringhio per il quale tanto era stato temuto in canile, dopo soli pochi giorni presso di  me.
"Cosa succederà adesso?" mi chiede Rolando, intendendo al rifugio, dopo la denuncia..."Non dovrà chiudere, vero?"

La vita è una roulette e gli schemi dei nostri Angeli sono sconosciuti, poi qualche volta ci dimentichiamo che tutto ciò che accade ha un senso, anche se a noi non è chiaro.

Pregare perché sia Pace e Luce

Lotterò per i piccoli malati e per i vecchietti del rifugio.
Rolando mi ha raccontato di aver affrontato Leone che ringhiava, Rolando  afferma di averlo provocato avanzando verso di lui con fare minaccioso perché la smettesse...al primo morso lo ha sgridato, intimando di no con forza, ma ha fatto l'errore di retrocedere..come racconta Lorenz,  nel saggio sull'aggressività "retrocedere dopo un'avanzata, equivale a rendersi passibili di un attacco", e Leone  era sopraggiunto, potente ed inaspettato e  alla maniera dei lupi avevano lottato, l'uomo e l'animale, avvinti per un lungo momento in un abbraccio mortale e quando il  primo mollava la presa, l'altro indomito lo addentava dove poteva, assestando colpi vibranti con le mascelle potenti...
Come si sia salvato è un miracolo ....davvero...le ferite guariranno ma... il rifugio chiuderà?
Leone tornerà all'oblio dei suoi giorni in canile?

Ebbene, tutto sarà lo stesso, l'indomani?
Sarà possibile ancora conquistare il futuro e i nostri Angeli saranno ancora accanto a noi?

Chi vuole può pregare con noi, stasera alle 22...

Perchè sia Pace e Luce

giovedì 5 dicembre 2013

In assenza di Mirina...nel suo giardino d'inverno....


In assenza di Mirina,  come suo web master, condivido un suo scritto tratto dal sito omonimo di Insegnamento Olistico:




Benvenuti nel mio giardino d'inverno: il luogo ove potrete far rifiorire le vostre opportunità....


Chi è un'insegnante olistica, dirai tu e cosa può fare per me?
Oggigiorno siamo bombardati da terminologie fantaecologiche che ci prospettano  universi di equilibrio a costi proibitivi: ecco, io non sono tutto questo.

Durante il percorso che ci accingeremo a compiere, vi accompagnerò nella lettura delle pagine del mio sito in punta di piedi.
E' così che in 20 anni ho potuto ottenere la simpatia e la fiducia di chi si è rivolto a me, potendo procedere serenamente laddove altri hanno fallito.
Ad altri operatori lascio le scintille fumose della fama, l'illusione provvisoria della gloria: ho sempre privilegiato l'onestà e come me credo molte altre persone di buon cuore impegnate nel lavoro di consulenti e coaches. 
E questo perchè le nostre abilità, le conoscenze o l'esperienza abbisognano anche di emozione: la stessa che anima qualsiasi professione d'aiuto svolta secondo coscienza.


Perchè continuare a leggere?
 Perchè  troppo spesso ci siamo accontentati di aspettare il momento giusto per effettuare quella scelta o per affrontare quel problema, altrettante volte ci è sembrato di veder svanire quel particolare momento importante che avrebbe cambiato in meglio la nostra vita.

Attraversando le stagioni del tempo, ci si accorge che qualcosa è stato tralasciato e che altro (a volte molto altro) è entrato a far parte delle nostre esigenze, sebbene non rivesta per noi una grande importanza.
Eppure tutto quello che ci circonda sembra essere costruito appositamente per mantenere l'illusione di questa necessità.

Se sei a questo punto, ma anche se stai semplicemente affrontando una crisi d'amore o di lavoro, se qualcosa ti sembra non andare nel verso giusto, sei giunto traghettato da venti favorevoli.

Il mio compito è dimostrarti come intraprendere la strada a ritroso per ritrovare la consapevolezza di te stesso e riscoprirla attraverso le tue stesse capacità.
Il mio motto è "Per aspera ad astra", perché so  per esperienza che una crisi di qualunque tipo possiede un grande potenziale catartico, in grado di rivoluzionare, di rendere di nuovo eccellente e gratificante il tuo percorso di vita, grazie all'energia che da  essa scaturisce.
Troppo spesso lasciamo che quest'occasione ci sfugga e che la malinconia e la noia ci assalgano, come pure stati emotivi di sofferenza che alienano la nostra capacità di reagire impedendoci di vedere la situazione nel suo intiero.

Il mio ruolo sarà quello di un'amica, ma anche di un'insegnante, semplicemente perché conosco il cammino ed ho avuto la fortuna di poter assistere centinaia di persone nella loro scalata verso la felicità

Pace e Luce