venerdì 17 gennaio 2014

Cosa vuol dire pregare

Quante volte, in contingenze di disgrazia o dolore, vi siete rivolti al vostro Dio, affinché ponesse la Sua mano su di voi, confortandovi con un Suo miracolo, salvando voi e i vostri cari?
Quante volte avreste voluto recarvi in un monastero o in quel particolare santuario..perché forse lì avreste ricevuto la grazia cui aspiravate?
E quante volte vi è stata concessa quella particolare richiesta e poi silenziosamente avete dimenticato il vostro voto? 
Oppure vi è capitato di dover accettare il destino, magari amaro, con la sensazione di solitudine e di abbandono in un mondo privo di consolazione per i giusti?
Queste esperienze sono parte della nostra vita e solo i più probi ( o i più reietti) possono confessare di non aver dovuto impetrare per ottenere ciò che desideravano...
Quindi la preghiera potrebbe somigliare ad uno scambio, qualcuno pensa "se pregherò Dio, allora Lui mi aiuterà".
Ma non è così che funziona.
A volte la nostra vita è costellata di erronee convinzioni, a volte non ci sentiamo in grado di affrontare quello che succede e allora(solo allora)  riserviamo in un angolo del nostro cuore lo spazio per la Divinità.
Eppure, amici miei, siamo esseri spirituali, molto più di quanto noi non si creda: la nostra vita stessa dovrebbe essere un inno di gioia per la possibilità che ci è data, di godere dell'aria e del sole, dell'amore, della schiuma del mare, della brezza del vento.
Rientrare a casa alla sera e vedere i nostri figli che ci aspettano, tornare con la mente ai tempi dell'infanzia e ricordare il viso dolce della mamma che ci rimboccava le coperte.
E se anche tutto questo ti è stato negato, puoi ancora credere in te stesso e creare tu stesso quel mondo di amore cui ritieni di aver diritto.
Questo significa pregare : esserci, presenti in questo momento, perché tutti i nostri sensi, la mente e il cuore, siano qui in ode al mistero della vita.
Una preghiera di lode, questa sera alle 22.
Pace e Luce 

mercoledì 15 gennaio 2014

La lettera del suo amore arriva dopo 75 anni

E' accaduto davvero, ha dell'incredibile, ma la vita non cessa mai di stupirci.

Ho conosciuto questa storia dai risvolti avventurosi durante le mie letture delle memorie dei grandi scalatori. In particolare mi trovai coinvolta a leggere dell' ultima sorprendente grande impresa, sovvenzionata dalla BBC(la tv inglese) nel 1999, volta alla ricerca di una spedizione che era partita per raggiungere la cima dell'Everest nella primavera del 1924.
I due inglesi, George Mallory e Andrew Irvine, scalatori esperti, erano partiti il 4 maggio di quell'anno e non avevano più fatto ritorno.
Uno dei due lasciava un' innamoratissima moglie e 3 bambini e fu così che, prima di morire, travolto da una  valanga a 8000 metri di quota, aveva avuto la forza di scrivere un'ultima appassionata lettera alla donna della sua vita.Parliamo di un periodo in cui si scalava con forza d'animo e con un coraggio estremo, avvantaggiati da  attrezzature che oggi considereremmo ridicole e addirittura con capi di abbigliamento fatti di stoffa non troppo diversa da quella di un semplice paletot e... che dire poi delle calzature?!
Immaginate cosa volesse dire per quegli uomini in cordata raggiungere quelle altezze: quanto desiderio, quanto amore e quanto spirito d'avventura per quei coraggiosi  impavidi?
Ma qualcosa andò male per Mallory e i suoi:  il freddo potente e i postumi della caduta ebbero la meglio sulla sua tempra audace e la notizia della sua scomparsa  gettò nella disperazione la piccola famiglia inglese e in particolare sua moglie Ruth ne fu devastata.
Immagino la brutalità della separazione e quel destino che lasciò senza padre quei piccoli angioletti...
Ma dopo ben 75 anni , la spedizione di ricerca della BBC  ha ritrovato le spoglie quasi intatte dell'alpinista a poca distanza  dalla cima, così da poter dare giusta sepoltura a queste e portare i suoi effetti in patria.
E' così che la lettera scritta da George Mallory alla sua cara Ruth,  potè raggiungere l'Inghilterra e testimoniare l'estremo saluto all'amore della sua vita, dimostrando che la nostra volontà supera i confini del tempo e della morte.
Per  coloro i quali fossero interessati possono accedere ai contenuti del documentario a questo indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=jjYx8dWIdlU
Pace e Luce

venerdì 10 gennaio 2014

La veste degli Angeli

Durante le lunghe notti al podere, rileggevo un brano del vangelo di Matteo (28:1),  quello nel quale  la Madre di Gesù, con un'altra Maria e la Maddalena si erano recate al Santo Sepolcro : una descrizione di  un momento carico di intensità e di sacralità.

Il rombo del terremoto che aveva scoperchiato la pietra tombale, le guardie atterrite che avevano perso i sensi per lo spavento, mentre alle Pie Donne, l'Angelo si era presentato seduto sulla pietra rotolata dal sepolcro e sembrava aspettarle.Si era preoccupato che non fossero spaventate dalla sua presenza e disse Loro dove avrebbero trovato  Gesù, sulla strada per la Galilea.

Rileggendo questo passo  ho potuto approfondire quello che da tanto tempo indugio a confermare, dei miei attimi sacri, in cui sottili presenze di luce emergono attorno a me, silenziose e vibranti...

Un grande cielo plumbeo, cortina di nembi grigi all'orizzonte perduto, dietro un varco improbabile splendente  e sublime, di luce arancio rosata, tinge il cielo ed esplode estatica dentro di me.Sento di contenere il mondo, di contenere lo Spirito di Dio...
Mi risveglio un attimo dopo..stento a conoscere il luogo attorno, sono confusa e spaventata...mi fermo un poco a pensare...in un attimo la mia vita è stata nulla, si è persa nel mare immenso di Dio.

Dunque l'Angelo a guardia del sepolcro ha "un aspetto esteriore come il lampo e il suo abito bianco come la neve".*
Chi di voi ha visto o percepito un Angelo, chi dialoga con i messaggeri angelici, chi ha avvertito la loro presenza?Vorrei che tutti voi che avete avuto esperienze simili  mi scriveste sul blog o in privato e mi raccontaste cosa avete provato e come quel fatto ha cambiato la vostra vita.

Mi piacerebbe che nella preghiera di stasera ognuno di noi riflettesse su questo possibilità di contattare le Presenze Celesti e si impegnasse a ricordare quei momenti della propria vita in cui ha avvertito attorno a se questi lievissimi sussurri di Dio.

Preghiamo ringraziando della Loro presenza, preghiamo con gioia, immersi nella Loro radiosità.
Stasera alle 22.
Pace e Luce

* chi di voi ricorderà il post "la foto dell'Angelo" potrà stupirsi come me di quanto il fenomeno fotografato sia simile alla descrizione del Vangelo...

giovedì 9 gennaio 2014

Il canto delle volontà imperfette

Cammino veloce sotto la pioggia, ad ogni passo il mio pastrano si bagna sempre di più e l'acqua rimbalza sugli scarponi da montagna, ma devo farcela, devo arrivare al vecchio gelso, lì sotto c'e' un cespuglio di rosa canina..sì, lo so: non è il giorno più adatto, ma presto su questi monti arriverà la neve e la raccolta non può più tardare, poi dovrò ricordare di lasciare un poco di bacche  sui rami più alti , agli uccelli del cielo...
A breve arriverà l'inverno gelido, per solito a febbraio e allora me ne starò davanti alla stufa a sgranare le coccole di rosa, una ad una, per toglierne i pelucchi che sono indigesti e per farne una fantastica marmellata rosso rubino.
Questa per me è la Libertà: prendersi il tempo per preparare le conserve sulla stufa a legna, sul crepitare dei fuscelli secchi caduti nel bosco, che scaldano meglio dei grossi ciocchi di legna, infornare il pane, con la farina appena macinata, lentamente, con una vecchia macina a pietra.
Un tempo infinito, fatto di ricordi e di gesti ereditati da una tradizione antica, quella che mi ha portato  senza bisogno di insegnanti, a fare il lievito di pasta madre e il pane più buono e profumato che avessi mai assaggiato.
Libertà è, nei giorni più miti della primavera, accudire il proprio orto con orgoglio e fatica, è comprendere dove siamo e chi siamo, senza bisogno di considerare quei gesti un hobby o una perdita di tempo....ma  perché farlo se oggi si può trovare tutto bell'e fatto al supermercato?
Perché conservare, riutilizzare, riciclare? Potrebbe sembrare una perdita di tempo e sicuramente lo è per chi sia ancora costretto al giogo del sistema, che offre regalie fasulle in cambio della tua vita.
Quando vivi a contatto con la natura, semplicemente, capisci che ogni gesto possiede un legame arcano con la tua anima, una sensazione di consapevole certezza del tuo ruolo sulla terra: un'armonia profonda ti invade e ti fa ritrovare l'istinto che avevi perduto...avete mai visto il quadro di Van Gogh  "il seminatore al tramonto"?Nel quadro si respira l'aria del pomeriggio in una giornata piena di vita nei campi: l'esplodere del calore del sole sulle messi, la terra nuda che accoglie i gesti del seminatore, è la parabola della spiritualità, della vita...della creazione.
E mi accorgo che c'e' ancora molto da fare, tanto da imparare e il bisogno di condividere..
Pace e Luce

Mirina e i pirati

 La produzione di sementi diventa un'attività illegale

"Mirina proprio tu sei un "pirata"???" mi ha chiesto spalancando gli occhi Maria Rita, una ragazza molto zelante che si occupa di diritti all'infanzia.
L'ho guardata di tralice e le ho indicato la bandiera che stavo cucendo, con un drappo nero ritrovato in un vecchio baule in soffitta e  mentre armeggiavo con un gessetto, ago, filo e della vernice bianca, ho confermato mostrando la stoffa:
"E' per disegnare il teschio...dopo la isserò sul mio orticello autoprodotto, perché si comprenda bene quale sia il mio pensiero in merito alla limitazione della libertà individuale di produrre i propri semi".

Questa discussione è veramente avvenuta pochi giorni fa, alla ripresa delle attività agricole, quando ho scoperto che detenere e  riprodurre semi di cicoria e melone era reato.
Merce di contrabbando è diventata pure l' insalata e non si salvano le fragole come pure tutti gli ortaggi e piante autoprodotti...se molti pensano che sia impazzita è meglio che diano un'occhiata alle ultime disposizioni della legge comunitaria in materia orticola e potrà sincerarsene.
Mai nella mia fantasia di bambina, affascinata dalle gesta di Sandokan e Yanez de Gomera, del Corsaro nero e di altri temuti  solitari degli oceani , mai avrei immaginato di scoprirmi tra le fila dei moderni pirati, senza benda sull'occhio, ne gamba di legno, ma con tutte le carte in regola per essere considerata in odor d'eresia.
A tenermi compagnia, in questo mondo le cui regole contraddicono i diritti di qualsiasi uomo ad una  vita degna, sono ben più insigni ed indomiti avventurieri senza macchia, come coloro che hanno a cuore  la salvezza degli animali e quelli che  combattono i brevetti sui farmaci contro le case farmaceutiche.
Davvero esiste una categoria di nuovi pirati a cui m'e' dato di appartenere senza tema di sentire rimproveri dalla mia coscienza...immagino che una rete di scambio sementi tra contadini potrà essere considerata un' associazione a delinquere e quindi, di questo passo, sono certa che  anche i nostri angeli..strizzeranno l'occhio alla mia bandiera....
Pace e Luce

venerdì 3 gennaio 2014

Brigitte e il tempo perduto

In memoria di un'amica

Giorni si susseguono uguali
appestati oblii tramutano il tuo tempo
sul tuo volto c'e' ancora la luce
ancora la voglia di comprendere
di capire
di compatire
poi,
stanca di soffrire, ti offrivi alla Felicità.


Cara Brigitte,
ora hai tutto il tempo, la Luce è tua compagna...so che  qualcosa ti ha strappata all'improvviso mentre stavi pregando.
So che lo facevi per tutti noi: ricordo le tue paroline dolci quando Mammolina stava morendo, ma non dicevi a nessuno che tu stavi morendo..quello non volevi dirlo..
Ti ho sentita a settembre, ma non riuscimmo ad accordarci, i tanti impegni al rifugio e tu , già tanto sofferente...mi dicevi "Mirina, ho tanto bisogno di sentirti", ma poi ci si perdeva, non ricevevo mai le tue richieste e tu, bimba mia, mi dicevi che non sapevi usare bene internet...
Il tempo è passato, sono abituata a considerare che chi non insiste... non ha bisogno, ma tu avevi più bisogno di altri o forse io avevo bisogno di te, cara amica.
Sono io ora a dolermi di non averti conosciuta meglio, cara stellina del cielo.
Sento la tua presenza vicina e quanto sia dolce la tua anima:
volevo dirti che  prega per te anche la cara Carolina, che mi ha avvisato della tua scomparsa e tutti i miei utenti e amici pregheranno vicini per te, anima bella...angioletto del cielo...

Chi può farlo, con le sue parole, può unirsi a noi per pregare per la cara Brigitte, scomparsa prematuramente venerdì scorso, vi aspetto alle 22, in Pace e Luce

giovedì 2 gennaio 2014

Due storie allo specchio

Martina e Lino, una storia di fede e amore, un regalo di Mirina per questo nuovo anno.


"Specchio d'amore"  di Mirina Donnini

Le mani solerti di sua sorella le si stringevano sulle spalle, accostandole il paletot che aveva infilato svogliatamente uscendo di casa: un'altra visita , un altro verdetto dei medici, ma finora erano riusciti solo a confermare la diagnosi: sarebbe rimasta cieca..avrebbero potuto rallentare, lenire i dolori terribili che la tormentavano quando gli accessi del male si presentavano...ma sarebbe venuto il giorno in cui non sarebbe riuscita  più a distinguere neanche le sue mani...ed ora sentiva su di se quelle della sorella, che trattenevano il suo cappotto, che la sostenevano con autorità severa. 
Un tempo era stata lei la sorella maggiore, quella che confortava e si prendeva cura degli altri e si indispettiva quando la minore si atteggiava a saputella, tanto più piccola di lei, nata dopo 10 anni di matrimonio dei suoi genitori....Martina era la maggiore, aveva 30 anni e sua sorella 20, una ragazza moderna, innamorata della  moda e del divertimento con gli amici, ma  ora era quasi innervosita dalla sua malattia.
Martina si scosse all'improvviso da quell'abbraccio indesiderato, quando dalla porta d'ingresso avvertì uno scodinzolare ansante...era Lino, il suo cagnolino...adorato Lino..poco ci mancava che la facesse cadere per l'ansia di salutarla..ora  che non gli era più permesso di sostare nella stanza della padroncina, non appena la sentiva sopraggiungere era preso da un accesso di contentezza e saltava e abbaiava felice:
"Buono Lino, buono, dopo Elena ti porterà a passeggio", mentre diceva queste parole poteva indovinare la smorfia sulle labbra di sua sorella..: non aveva mai amato i cani e Lino...era per lei solo un sacchetto di pulci per il quale erano stati spesi fior di quattrini. Non che fosse cattiva, era previdente, come diceva lei, ma Martina non se l'era mai bevuta e pur volendole bene sapeva di non poter contare su di lei come alleata, sicuramente non nel correre in soccorso agli animali. 
Poi ci fu quella volta, poco tempo prima, quando la ascoltò  mentre sopraggiungeva dinanzi ad una porta socchiusa, l'aveva  sentita lamentarsi : "Martina è  sempre stata munifica con queste bestiacce: potrebbe almeno limitarsi a portarli ad un canile,invece li ospita, gli cerca una nuova famiglia, li cura..poi magari non ha denari per andare dal parrucchiere e sperpera con loro tutto quello che guadagna...".
Quando l'aveva sentita parlare così il suo cuore aveva avuto un tonfo....si occupava di loro sì, aveva rinunciato a cose che considerava inutili e fatto quel che poteva per gli animali, ma senza chiedere l'aiuto di nessuno e  si sforzò di reprimere le lacrime. La malattia non si era ancora manifestata con tutta la sua violenza,  ma l'avevano avvisata che non avrebbe dovuto piangere, qualsiasi sforzo sarebbe stato pericolosissimo nelle sue condizioni e lei degludì il dolore.
Ma poi erano venute le lunghe notti in cui le ulcere si aprivano e Martina sentiva mille spilli infuocati trapassarle gli occhi, il dolore acuto, l'emergenza, i medici...Lino fu scortato in giardino e lì era rimasto per tanto tempo.Sua madre, concorde con sua sorella Elena, riteneva che la  presenza di un cane avrebbe contaminato l'ambiente e che lei, Martina, doveva osservare la massima igiene.
Era troppo debole e aveva detto di sì, ma cercava di chiamarlo a se  attraverso i vetri della finestra..che le apparivano sempre più offuscati... si chiedeva che male potesse farle averlo ancora sul suo letto, giocarci come avevano sempre fatto, stringerlo a se come un tempo.
Così la sera, al ritorno dalla visita medica, aveva atteso che madre e sorella fossero andate a dormire ed aveva disceso piano la scala di legno che portava dabbasso.
Silenziosamente si era accostata alla porta d'ingresso e si era sorpresa di trovarlo  lì dietro, come se l'avesse udita chiamarlo.
Aveva sempre saputo che tra loro c'era un contatto che andava al di là delle parole, una capacità di Lino di indovinare i suoi stati d'animo e di sopraggiungere proprio quando lei lo stava pensando.
Sin da quando lo aveva raccolto in strada, che vagava solo, l'aveva seguita fiducioso e non si erano più separati...Lino, un cagnolino di taglia medio piccola, di 10 chili scarsi, col pelo fulvo e ricciuto  e il nasino marrone e rosa, il veterinario che l'aveva rassicurata sulla  salute del cagnolino, aveva sentenziato: "credo che sarà di buona compagnia".  Ma era stato molto di più: l'affetto di Lino l'aveva di fatto sostenuta quando all'improvviso era morto suo padre, per un attacco di cuore e lei era piombata nel tunnel della depressione.  Lino era sempre stato lì accanto a lei e un giorno l'aveva condotta piano, piano fino al giardino, aveva aspirato con lei l'odore della primavera e le aveva posato il capino sul cuore, proprio lì dove faceva male...quanta tenerezza silenziosa avevano condiviso...
Ecco perché quella notte lo voleva ancora abbracciare, a dispetto dei medici, delle cure e della sua famiglia zelante.Lo fece salire silenziosamente nella sua camera, ridendo di piacere alla gioia evidente del cagnolino e anche lei, dopo tanto tempo e tanto dolore patito, scopriva di poter sorridere ancora.
Quando furono in camera, Lino non saltò sul letto come era solito fare, ma si accucciò accanto alle sue pantofole, attendeva, sembrava capire che lei era debole, che qualche cosa era cambiato nella sua piccola amica.Lei gli sorrise e disse solo: "Vieni qui", il piccolo saltò su e si accoccolò tra le braccia della sua "mamma" umana e... si addormentarono felici, abbracciati fino al mattino.
Quella notte  non ebbe dolori e dimenticò tutti i suoi crucci.
Era giorno fatto quando Martina si svegliò, la luce entrava dalle finestre e  lei rabbrividì sentendo i passi della madre avvicinarsi , mentre Lino ringhiò un poco all'irrompere di questa nella stanza:
"Eccolo qui" disse  quasi urlando l'anziana signora aprendo la porta: "possibile che tu sia così irresponsabile, Martina?!
Per fortuna  tua sorella ha preso provvedimenti, saluta il tuo cagnolino perché è venuto a prenderlo l'addetto del canile".
Martina intanto era scesa dal letto e cercava con la mano la vestaglia,tastando attorno alle coperte, era tutto così opaco con il sole, non aveva ancora indossato gli occhiali con cui si difendeva dai raggi. Lino però era scappato sotto il letto, quasi presago di quel che stava per accadere e Martina lo aveva cercato, pregandolo di venire da lei..intanto chiedeva a  sua madre di che stesse parlando e che storia fosse quella..
Nel frattempo era entrata sua sorella e le aveva spiegato che era necessario "almeno per un periodo",che con sua madre non potevano più accudirlo, mentre lei, Martina, doveva pensare a curarsi e che comunque  non voleva sentire altre storie...
E allora era accaduto tutto..Martina aveva inteso solo uno scalpiccio, la madre e la sorella avavano cercato di trattenere Lino, lui si era difeso mordendo e scappando via e  ora sua madre gemeva e lo malediceva, la sorella lo aveva seguito nella sua fuga al piano di sotto e la sentiva gridare: "Vieni qui cagnaccio ringhioso!"
 Intanto, dalla porta d'ingresso aperta, s'udiva provenire la voce stentorea di un uomo: "Stia tranquilla signora,lo prendiamo noi, pensiamo a tutto noi, poi ci sono i documenti da firmare..."
No, non era possibile, pensava Martina, non stava accadendo davvero...tutto questo era mostruoso, la gola le doleva e le lacrime le tremavano sulle ciglia, aveva urlato, lo aveva chiamato, ma Lino aveva imboccato la porta principale ed era corso in strada, liberandosi dalla stretta di Elena e oltrepassando l'acclappiacani...
 Martina intanto stava scendendo  in vestaglia, sorreggendosi al corrimano della scala ma continuava a chiamarlo: "Lino, Lino!!"
Poi  ci fu una pausa e un solo pensiero era nella testa.
"Lino è corso in strada da solo"
Il cuore prese a batterle forte, qualcosa si aprì in un attimo e risucchiò tutta la sua forza e i suoi pensieri in un vortice, quei momenti in cui la percezione di amplia e puoi vedere il tuo futiro prima che si compia...
  Fu allora che sentì un tonfo sordo.
Uno schianto,rumore di freni..tutt'assieme.
Poi un unico guaito lungo : l'urlo di dolore di Lino.
Un gelo improvviso la investì. Si tirò avanti, le sembrava di essere un automa, strappandosi dalla stretta dei familiari che la trattenevano, uscì in strada e corse da Lino...
Delle macchine erano ferme in smezzo alla strada, gente che la tratteneva:
" Non c'e' niente da fare" le dicevano" vieni via..."
Lino giaceva in una pozza di sangue e lei si era inginocchiata accanto a lui :"Portatelo da  un veterinario.è vivo, è ancora vivo", pregava stravolta ...

 L'addetto del canile fece il suo lavoro, sollevò il cagnolino oramai morente e lo portò via.

Da quel giorno le condizioni di Martina come previsto si aggravarono, perse la voglia di vivere e di mangiare, si ammalò di depressione, non volle più accanto i parenti, la vista peggiorò e doveva usare mille precauzioni per potersi vestire, lavare e occuparsi di se e dovette accettare l'aiuto di un'infermiera.
Ma i costi erano altissimi e fu deciso di ricoverare Martina in una struttura specializzata.
Oramai era quasi un vegetale, non le importava nulla.Non vedeva nulla o almeno solo delle ombre e l'incubo del dolore agli occhi la tormentava, ma c'era una pena più grande, la fine di Lino.
All'ospedale fece nuove conoscenze, i medici e gli infermieri erano gentili e la storia della giovane degente era passata di bocca in bocca.Tutti le si rivolgevano con premura e un giorno le fu annunciato che sarebbe stata inserita nelle sessioni di  pet terapy. Lei non voleva saperne, il medico però cercava di stimolarla: "Non si lasci andare, lei è così giovane e la vita non è finita, Martina, esiste poi un'operazione che ha dato buoni risultati in casi come il suo", ma lei non voleva nessuna terapia, ma sopratutto non voleva  nessun animale: tutti le avrebbero ricordato Lino, lei non aveva saputo proteggerlo, lei era indegna di vivere.
Così , quando la condussero sulla sedia a rotelle nel giardino della clinica, era mal disposta, aveva risposto male all'infermiere e ora non vedeva l'ora che la riportassero in camera sua.
Intorno a  lei i malati scherzavano con dei cagnolini, alcuni erano seduti a terra e  accarezzavano altri piccoli allegri batuffolini, ma lei vedeva pochissimo e indossava solidi occhiali avvolgenti atti a non far penetrare vento e polvere...
In quel momento  sentì avvicinarsi a lei uno di quei piccoli impegnati nella terapia agli umani ed ebbe un moto di repulsione, ritraendo le mani in grembo.
Allora accadde qualcosa che ancora oggi ricordano in quella clinica e che spesso gli infermieri e i medici avrebbero raccontato negli anni a venire : il cagnetto si alzò sulle zampine posteriori  e allungò il musetto sul grembo della ragazza, appoggiò il capino  sulle sue ginocchia  e  le leccò le mani.
"Qualcuno porti via questa bestia" urlò lei e subito la volontaria della pet terapy la raggiunse, scusandosi : "Abbia pazienza" le diceva allontanando il cagnolino, "non l'ha mai fatto con nessuno, è buonissimo, sa, è un cagnetto non vedente, ma sa stare tanto bene con le persone....da quando ha avuto un incidente in cui è stato per morire  ha perso la vista, ma è così in gamba che è stato impiegato nel programma di pet terapy del canile".
Dapprima Martina non aveva capito, le parole non le aveva ascoltate, ma poi risuonarono dentro di lei :"dopo un incidente ha perso la vista" e poi aveva sentito quel capino ricciuto tra le mani, quella tenerezza le ricordava....
"Lino!!!" aveva gridato straziata, alzandosi dalla sedia e il piccolo subito le era balzato accanto , lei allora l'aveva sollevato e portato in braccio, aveva pianto, tante lacrime, tra gli uggiolii e i baci di Lino: lui l'aveva ritrovata, lui aveva avuto fede:
"Lino sei proprio tu? Amore mio..sei tu? Ora nessuno ci potrà più separare, ora guariremo insieme"

E chi assistette a quella scena giura davvero che quelle lacrime avevano iniziato a guarire entrambe, tanto che,  pochi mesi dopo, Martina e Lino lasciarono  assieme da quella clinica per andare incontro ad  una nuova splendida vita, entrambe con la speranza e l'amore nel cuore.

Dedico questa storia a chi sia stato deluso dagli umani, a chi voglia costruire un nuovo mondo e non sappia ancora che può farcela.